Decimo stage del M° Fujimoto a Pordenone

Sabato 24 e domenica 25 Aprile circa 100 aikidoka provenienti da tutta Italia sono saliti sul tatami a Pordenone in compagnia del M° Fujimoto, uno stage memorabile per l’intensità e la volontà di partecipare di tutti i presenti.

A nome mio e di tutti i miei allievi un doveroso ringraziamento al Maestro ed a tutti quanti sono intervenuti allo stage.

A parte devo ringraziare tutti quelli che hanno partecipato all’organizzazione, logistica, rinfresco, cena sociale, servizio taxi e quant’altro, grazie di cuore, anche se magari l’importanza del gesto per ora vi sfugge.

Fabrizio Bottacin, resposabile del Dojo “Aikikai Pordenone”.

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2 pensieri riguardo “Decimo stage del M° Fujimoto a Pordenone

  1. Mi sono soffermato a pensare se veramente ho capito cosa è successo allo stage del M°Fujimoto. Alcuni di noi era la prima volta che lo vedevano in azione sul tatami, per altri, come il sottoscritto un po’ di più e per altri ancora, invece sono già molti anni che possono avere la fortuna di dire: “ E’ la decima volta che vedo Fujimoto a Pordenone”. Non lo so se sono stato l’unico, dei principianti, a sentire ciò che il maestro ha portato all’interno del dojo, ma credo di no. Sabato, sembrava una persona molto sofferente, quasi non riusciva a parlare, con il fiatone e francamente mi ha fatto una certa tenerezza. Domenica, abbiamo assistito ad una totale trasformazione, Fujimoto sembrava quello di sempre, ha spiegato senza avere abbassamenti di voce, sempre con la battuta pronta, insomma, quello che noi tutti ci aspettavamo, capendo ovviamente le sue condizioni. Penso, che per me ed anche per moltissimi altri, sia stata la prima lezione che ci ha fatto capire cosa vuol dire aikido. L’entusiasmo, la grinta e la passione che il maestro ha portato, sia stato per noi tutti, una scossa interiore, un motivo per continuare a fare quello che facciamo. Quando ho cominciato il percorso dell’aikidoka, immaginavo una realtà diversa, dove la priorità era imparare per me stesso, ero convinto che il fardello che stavo portando avanti, era per un mio scopo. Adesso, il cammino prende un’altra piega e credo che tutti siano un po’ maturati dopo un esperienza del genere ed abbiano capito cosa una persona può provocare su altri e quello che altri possano provocare in una persona. Forse, allora è più chiaro adesso quello che ci è stato sempre insegnato, ogni tanto anche sbraitato in faccia, ma non ci si arriva al concetto, non si riesce a sbrogliare la matassa, arrivi a casa e ti fai mille domande. Ecco, credo che esperienze come queste rispondano a qualche domanda che ci siamo posti alla fine di ogni allenamento, che illuminino almeno una parte di noi a capire, non la tecnica ma almeno la moralità di tutto questo.

    Ivan Zanetti

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