Alcune riflessioni

Preso da wikipedia (voce: Zigmunt Bauman) (corsivi miei)

Secondo Bauman, nella modernità la morale è la regolazione coercitiva dell’agire sociale attraverso la proposta di valori o leggi universali a cui nessun uomo ragionevole (la razionalità è caratteristica della modernità) può sottrarsi.

Non si può invece parlare de LA morale post-moderna, perché la fine delle “grandi narrazioni” del Novecento, cioè le ideologie, ha reso impossibile la pretesa di verità assolute, e quindi ci possono essere tante morali. Bauman propone UN tipo di morale: la morale nasce come (ed è sostanzialmente) il consegnarsi totalmente dell’io al tu (ovvero di me all’altro). È un fatto assolutamente e totalmente individuale e libero.

Poiché non può esistere un terzo che mi dice se la mia azione è morale oppure no, non c’è più società, la quale necessita sempre di almeno tre persone. Ma come si traduce questa definizione individuale nella concreta pratica sociale?Bauman specifica che questa libertà di donarsi è sempre dentro a certi vincoli e costruzioni dati da una struttura che è, appunto, la società. L’impulso ad essere per l’altro, a donarsi all’altro, indipendentemente da come l’altro si atteggia nei propri confronti non è razionale; per questo per Bauman la morale (originata da tale impulso) è del tutto irrazionale.

L’origine della morale è sempre un atto individuale, implica necessariamente un io (è la mia decisione), mai un noi (non è un atto collettivo, né l’esito di un accordo, perché è sempre la scelta del singolo di atteggiarsi in un certo modo nei confronti dell’altro). Se non c’è l’io l’atto morale non c’è.

La morale quindi è un atto del tutto individuale, ma crea la società. La società nasce da una scelta etica individuale, l’atto etico individuale va fatto da me e non da altri, e però crea un vincolo: viviamo in società, siamo in società, solo in virtù del nostro essere morali.

Per Bauman solitamente si incontra l’altro “non come persona”: Bauman usa il termine “persona” nel senso in cui viene usato dall’interazionismo simbolico, per cui il concetto di persona è inteso nel senso di una maschera che ricopre un ruolo. L’identità di ogni individuo è la somma di tutti i ruoli che copre, per questo si parla solo di persone, cioè di attori che ricoprono ruoli. L’atto morale ci permette di incontrare l’altro non come persona/maschera, ma come volto, cioè nella sua vera identità e non nel ruolo. Con l’atto morale mi consegno a una debolezza assoluta (l’atto morale è l’antitesi del potere o della sua logica, che è forza) perché riconosco all’altro la possibilità di comandarmi, accetto di consegnarmi a lui.

Il paradosso della morale per Bauman è che da un lato crea disordine, dall’altro è necessario come atto fondante della società (senza l’impulso di aprirsi all’altro non ci sarebbero le relazioni sociali). Tuttavia, essendo l’impulso della morale irrazionale e libero, è in antitesi all’ordine sociale, e pertanto la morale rischia di non avere molto spazio in una società sempre più complessa che ha bisogno di regole sempre più sofisticate.

Quindi l’aikido è morale…

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9 pensieri riguardo “Alcune riflessioni

  1. @ Neomorra: il gabbiano non voleva essere un commento alla morale.

    Penso che il viaggio di per sè sia importante per conoscere ma forse è meglio avere una meta, non tanto per la soddisfazione che si prova nel raggiungerla, quanto
    per evitare di perdersi girando a vuoto.

    Per quanto riguarda il testo di Bauman e l’idea di morale come ” il consegnarsi totalmente dell’io al tu” ho provato a fare delle considerazioni (dimmi che ne pensi).

    1-manca il ruolo da sempre affidato alla società che è strumento di controllo sull’agire morale dei singoli
    2-il giudizio sulla moralità di un atto non è più vincolato dalla ragione umana

    D’altra parte però:
    1-l’adesione alla morale non avviene a causa di vincoli esterni ma attraverso una scelta libera ed individuale che faccio io, che decido di consegnarmi all’altro “che mi può comandare”
    2-questa relazione in cui io rischio aprendomi totalmente all’altro mi consente di incontrarlo al di là delle maschere che indossa, e che di solito rendono i rapporti superficiali.
    3- forse vale la pena di abbandonare la morale delle regole per far spazio a una morale basata su relazioni vere tra le persone.

    una morale affascinante se ciò è davvero possibile!

  2. mamma mia
    chiedetele a bauman queste cose…

    @gabriello
    secondo me comunque non c’è una contraddizione, perchè esitono anche decisioni libere e irrazionali…

    io comunque volevo solo fare un parallelo tra alcuni concetti scritti da un’altra persona (tra l’altro riportati in forma sintetica) ed alcuni aspetti che secondo me sono presenti nella pratica dell’aikido…
    ciao

  3. @ nori:
    Citazione interessante, ma che fuori contesto non me la sento di condividere, interessante l’idea del Perfetto Tutto Inseparabile, ma il percorso ha la sua importanza non indifferente, non è forse vero che viaggiando in un istante da un punto all’altro di questo Tutto non si vede nulla, mentre vagando senza meta imparo a conoscere il mondo?

    @Maggico:
    Non mi convince il rapporto tra morale e società in Bauman: fino a che punto le regole sono sociali, e a che punto diventano regole morali? Se la società è un insieme di soggetti e la morale è l’insieme delle regole di interazione tra le persone non capisco come possano esserci delle regole sociali esterne alla morale. Inoltre non vedo perchè l’impulso a donarsi debba essere irrazionale (o meglio lo vedo ma non lo condivido). Infondo a me sembra un atto di razionalità estrema, quasi lungimirante; non un istinto ma una neccessità.
    (mi rendo conto di aver abbondantemente mancato il punto di tutto il discorso, ovvero il rapporto tra morale baumaniana e aikido :P)

    @Gabriello:
    Posto che come detto sopra non credo che la morale sia irrazionale, credo sia un problema di definizioni: Se per decisione libera intendiamo una decisione senza influenze esterne ecco che una decisione irrazionale diventa anche una decisione libera; se d’altro canto un atto libero deve essere coscientemente preso ecco allora che qualunque atto istintivo non è più libero. Punti di vista insomma 🙂

  4. Non condivido il fatto che un atto irrazionale sia libero.
    Se l’impulso a donarsi all’altro non è razionale (cioé non viene generato dalla ratio) allora da che cosa viene generato? Da un istinto? Da un qualcosa di predefinito? Non a caso si parla di “impulso”.
    In tal caso non si può considerare tale atto libero nella misura in cui considero libero qualche cosa che non mi viene in qualche modo imposto ma è frutto di un mia precisa scelta (quindi razionale).
    La contraddizione è evidente in questi due passi successivi:

    “L’impulso ad essere per l’altro, a donarsi all’altro, indipendentemente da come l’altro si atteggia nei propri confronti non è razionale; per questo per Bauman la morale (originata da tale impulso) è del tutto irrazionale.”

    “L’origine della morale è sempre un atto individuale, implica necessariamente un io (è la mia decisione), mai un noi (non è un atto collettivo, né l’esito di un accordo, perché è sempre la scelta del singolo di atteggiarsi in un certo modo nei confronti dell’altro). Se non c’è l’io l’atto morale non c’è.”

    In breve
    “è del tutto irrazionale”
    “è una mia decisione”

    come spiegate la palese contraddizione di queste due affermazioni?

  5. ….perche’ Nori abbocca sempre al “Maggico”?
    ….ci sara’ del tenero?
    a Maggico e Neomorra : ande’ a lavorar, scansafadighe!!!

  6. Bella la discussione, in quanto Male Assoluto non mi pronuncio, la sporcherei.
    Invito altresì l’ineffabile Maggico ad un controllo ortografico prima della spedizione degli articoli così magari evito di friggermi il cervello cercando di rendere leggibili i testi.

  7. La civiltà consiste nel fare le cose naturali (amare, mangiare, dormire, andare a cag*cough* alla tualet) in modo innaturale.
    Ci sono relle regole che ci dicono come dove e quando.
    Si mangia con la forchetta e non con le mani, se vedo una ragazza che mi piace devo invitarla fuori, etc etc e non posso darle una bottigliata in testa e portarmela nel sottoscala, se devo fare i bisogni aspetterò che il bagno si liberi, e non li farò sul tappeto.
    Nell’Aikido in teoria si studia come fare delle cose innaturali in maniera naturale, quasi come una seconda natura. Il Do nella vita quotidiana.
    Se vediamo una cosa andarci contro, anzichè ripararci ci andiamo sotto, se uno ci vuole “mazzare” noi lo trattiamo bene, se ci buttano per terra è come un massaggio etc etc.
    Per cui, in un certo senso, si può parlare di civilizzazione all’incontario?

    In questo senso, pensando l’Aikido secondo l’esempio di morale di Baumann, magari è più facile capire il senso dell’ultimo paragrafo.

    Tuttavia, essendo l’impulso della morale irrazionale e libero, è in antitesi all’ordine sociale, e pertanto la morale rischia di non avere molto spazio in una società sempre più complessa che ha bisogno di regole sempre più sofisticate.

  8. Questo non so se c’entra con la morale ma forse c’entra con l’ Aikido:

    “Ciang: È buffo. Quei gabbiani che non hanno una meta ideale e che viaggiano solo per viaggiare, non arrivano da nessuna parte, e vanno piano. Quelli invece che aspirano alla perfezione, anche senza intraprendere alcun viaggio, arrivano dovunque e in un baleno. Ricordati Jonathan, il paradiso non si trova né nello spazio, né nel tempo, poiché spazio e tempo sono privi di senso e di valore. Il paradiso è…
    Jon: Potresti insegnarmi a volare così?
    Ciang: se lo desideri, non c’è problema.
    Jon: lo desidero e come! Quando si comincia?
    Ciang: ma, anche adesso, se ti va.
    Jon: se mi va? Dimmi cosa devo fare, e come.
    Ciang: per volare alla velocità del pensiero verso un qualsiasi luogo, tu, devi innanzitutto persuaderti che ci sei già arrivato, o meglio che ci sei già. Perché devi sapere che la tua natura, la tua vera natura vive contemporaneamente dappertutto nello spazio e nel tempo.
    Jon: vuoi dire che non devo considerare me stesso prigioniero di un corpo, ma una parte di un Perfetto Tutto inseparabile?
    Ciang: una parte di un Perfetto Tutto inseparabile, proprio così.
    Su, vediamo che sai fare.”
    da il gabbiano jonathan livingstone

  9. Molto interessante, solo mi interrogo su quante persone si “prendano la briga” di sviluppare liberamente e individualmente la loro morale e quante invece non siano rimaste ad un concetto di morale piu “moderna” e universale, derivante da ideologie morte o morenti o religioni anch’esse morte o morenti.
    Non condivido in pieno quanto detto da Bauman (per quanto ne ho capito) sulla morale, ma senz’altro l’idea che essa sia un fatto totalmente soggettivo mi trova pienamente d’accordo.
    Invito tutti a lasciare un commento per quanto possa sembrar loro banale, sono molto curioso di vedere i vari punti di vista e le reazioni suscitate dal Maggico

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